Introduzione

Perché cinema e psiche, insieme? Perché sono fatti della stessa sostanza: storie e immagini. Il cinema è un grande esperimento sul sogno e sulla memoria. Di continuo li richiama e li confonde, trasformandoli in narrazioni che non sono più soltanto quelle che seguiamo sullo schermo, perché diventano anche nostre. È uno scambio: i personaggi ci raccontano le loro vicende e noi prestiamo loro le nostre emozioni.

Vittorio Lingiardi, Al cinema con lo psicoanalista

Alla fine dell’Ottocento, cinema e psicoanalisi nascono quasi contemporaneamente: nel 1895 i fratelli Lumière proiettano le prime scene di vita quotidiana, mentre Freud pubblica i suoi primi lavori sull’isteria e sulla psicologia. Due linguaggi inediti e perturbanti, destinati a incidere profondamente sull’immaginario e sull’esperienza soggettiva, perché entrambi mettono in scena ciò che abita il mondo interno e ciò che viene proiettato fuori di noi.

Dal 2019 al 2023 ho condotto gruppi esperienziali con tirocinanti post-laurea, utilizzando il film come stimolo per la riflessione clinica e come specchio delle dinamiche relazionali. L’esperienza ha mostrato come la narrazione cinematografica consenta di esplorare la propria interiorità attraverso tre canali fondamentali: le emozioni suscitate dalla visione, il legame con i personaggi e le risonanze che emergono dalla trama. In questo processo si attivano dinamiche psicologiche cruciali quali identificazione, proiezione, identificazioni laterali, suggestione e catarsi.

Come sottolineava Cesare Musatti, “Per effetto dell’identificazione, lo spettatore è di volta in volta tutti i singoli personaggi, mentre per effetto della proiezione i singoli personaggi sono sempre lo stesso spettatore”. Questa osservazione evidenzia come il film offra contemporaneamente un’esperienza di moltiplicazione e di restituzione del sé: lo spettatore vive la possibilità di riconoscersi nei personaggi e, nello stesso tempo, di proiettare su di essi i propri contenuti interni. È in questa oscillazione tra immersione e distanza che il cinema si configura come dispositivo psichico, capace di far emergere parti rimosse, emozioni contraddittorie e conflitti interni.

Il cinema, dunque, non è soltanto intrattenimento, ma un linguaggio che mette in scena conflitti, difese e possibilità trasformative. In questa prospettiva, i film diventano casi clinici simbolici, narrazioni che permettono di osservare come i diversi disturbi o nuclei psicologici si articolino nella vita psichica e relazionale.

Quella che segue non è una rassegna esaustiva né un elenco di recensioni, ma un itinerario clinico attraverso il cinema, organizzato per aree psicopatologiche e dinamiche relazionali. Ogni titolo viene presentato come stimolo di riflessione sui meccanismi che lo sostengono, dall’identità frammentata al narcisismo patologico, dalla dipendenza affettiva ai meccanismi di difesa, dalle dinamiche di coppia al lutto, con l’obiettivo di mostrare come la finzione filmica possa aprire spazi di comprensione psicologica e di consapevolezza.

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